Mammoiada: tra vigneti eroici, ospitalità di famiglia e sapori arcaici
Il viaggio alla scoperta di Mamoiada inizia prima ancora di arrivare in paese. Il panorama cambia mano a mano che si sale verso i 600‑850 metri s.l.m. – le altitudini nelle quali si snodano i vigneti del territorio. Su queste colline del centro Sardegna il suolo è granitico, povero e sciolto ma ricco di potassio, e l’escursione termica tra giorno e notte favorisce una maturazione lenta e completa del Cannonau, vitigno simbolo della zona. Nonostante i soli 2.500 abitanti, a Mamoiada ci sono oltre 200 famiglie che producono vino per uso proprio; 33 imbottigliano regolarmente per un totale di circa 400 mila bottiglie l’anno. È un dato che riassume il rapporto simbiotico tra gli abitanti e la vite, radicato nei secoli e oggi rilanciato da giovani e coraggiosi vignaioli.
Cantina Giovanni Montisci
La prima tappa è la cantina di Giovanni Montisci, una piccola realtà che ha saputo ritagliarsi un posto nell’Olimpo dei produttori sardi. Montisci coltiva poco più di due ettari di vecchie vigne di Cannonau allevate ad alberello intorno ai 650 metri, in parcelle che non superano il singolo ettaro. Nei primi anni 2000 ha iniziato a imbottigliare con il nome Barrosu e da allora la sua fama è cresciuta grazie a un approccio artigianale: fermentazioni spontanee, macerazioni lunghe e affinamento in botti grandi da 1.000 litri.
Durante la visita abbiamo assaggiato il ventaglio dei suoi vini. Il Modestu Bianco Secco Macerato 2022 è un Moscato secco che fermenta sulle bucce e matura in legno; mostra una sorprendente complessità con note di agrumi canditi e fiori bianchi. Dal Cannonau nasce il Barrosu Rosato di Sardegna DOC 2022, rosato da uve 100 % Cannonau che combina freschezza e frutto. Seguono i rossi: il Barrosu Cannonau di Sardegna DOC 2021 è ricco e profondo, con tannini setosi e aromi di fragola e spezie che richiamano il terroir, mentre la Riserva Franzisca 2020 rappresenta l’equilibrio tra sole, mare e montagna; al naso esplode di frutti rossi, liquirizia, erbe mediterranee e spezie, con tannini ben bilanciati. Una verticale di vecchie annate della Riserva, degustata in precedenza dai critici, mostra come la vinificazione essenziale e l’invecchiamento in botti grandi diano vita a vini potenti ma capaci di evolvere con eleganza: le annate 2005 e 2007 sono state elogiate per la freschezza balsamica e la finezza di tannino. mentre le 2013 e 2014 evidenziano aromi di ciliegia e fragola con note di rosa, spezie e prugne.
Oltre alla qualità dei vini, la cantina colpisce per l’accoglienza di Giovanni e della sua famiglia. Seduti tra barrique e botti grandi, abbiamo ascoltato il racconto delle origini del Barrosu, delle difficoltà nell’abbandonare la vendita dello sfuso e della decisione di puntare sulla bottiglia per valorizzare la propria identità. Il risultato è un Cannonau integro, capace di rivaleggiare con le più blasonate interpretazioni di Châteauneuf du Pape o con alcuni Barolo, come ha ricordato lo stesso Montisci durante una degustazione in Australia.
Cantina Sedilesu
La nostra seconda tappa ci porta al centro di Mamoiada, dove la Cantina Giuseppe Sedilesu rappresenta da oltre trent’anni un punto di riferimento per chi ama il Cannonau e vuole scoprire l’anima più autentica della Barbagia. La storia di Giuseppe Sedilesu nasce oltre 40 anni fa, con un forte legame familiare e con la terra di Mamoiada (Barbagia, Sardegna), dove negli anni ’70 venne acquistato il primo ettaro di vigneto a 650 m s.l.m.
Oggi la cantina è gestita da Salvatore Sedilesu e la sua famiglia, che lavorano con dedizione per valorizzare l’azienda.La Cantina Giuseppe Sedilesu partecipa attivamente a progetti di promozione e tutela del territorio, aderendo all’associazione Mamojà, alla Strada del Vino Cannonau e alla prima rete enoturistica sarda.
I Sedilesu sono stati tra i primi a credere nella Granazza, un vitigno bianco antico quasi dimenticato, che oggi vinificano sia in purezza che con macerazione sulle bucce. Il risultato? Vini sorprendenti, luminosi e freschi, con delicate note di agrumi e mandorla. Ma la vera anima della cantina resta il Cannonau, coltivato in vigneti che guardano i boschi della Barbagia e interpretato in diverse versioni, tutte capaci di raccontare la forza e l’eleganza di questo territorio.
La filosofia produttiva si fonda su un approccio sostenibile e sul rispetto del paesaggio, valori confermati anche dall’adesione al Consorzio di Tutela del Cannonau di Sardegna DOC. Inoltre, l’azienda ha aperto le porte agli appassionati con un programma di enoturismo che abbina degustazioni e prodotti tipici, trasformando ogni visita in un momento di autentica convivialità.
Durante la nostra esperienza abbiamo avuto il piacere di assaggiare due etichette simbolo della cantina: il Mamuthone, vino intenso e vibrante che esprime la potenza del Cannonau senza perdere in finezza, e lo Zi Spanu, più profondo e austero, capace di raccontare con eleganza la storia e la tradizione della famiglia Sedilesu. Due interpretazioni diverse, ma entrambe straordinarie, che ci hanno lasciato la sensazione di aver toccato con mano l’anima più sincera di Mamoiada.
Impressioni finali e consigli
L’esperienza a Mamoiada è un viaggio nel cuore più autentico della Sardegna. L’Associazione Mamojà, fondata nel 2015 e formata da circa 70 produttori, ha l’obiettivo di proteggere e valorizzare il territorio, affermando la personalità dei vini di Mamoiada. Grazie a questo movimento, le cantine hanno aperto le porte ai visitatori, permettendo di conoscere le tecniche di vinificazione e l’ospitalità della gente di Barbagia.
Visitare le cantine Montisci e Sedilesu permette di cogliere due facce complementari della stessa tradizione: da un lato l’artigianalità estrema di un vignaiolo che lavora su parcelle minuscole per esprimere al massimo il suo terroir; dall’altro la visione familiare di chi affianca alla produzione di Cannonau la riscoperta di varietà rare. In entrambi i casi, si percepisce un profondo rispetto per la terra e il desiderio di tramandare una cultura contadina millenaria.